L importanza di pilare la cartella parodontale

Cartella parodontale scaricabile

La cartella contiene già una serie di informazioni che sarebbero in ogni caso state indagate in un secondo momento. Nella pratica quotidiana, la malattia parodontale presenta delle peculiarità: può manifestarsi in forme e con gravità differenti, ma rappresenta comunque una patologia a carattere cronico-degenerativo. Esistono cartelle virtuali open source atte a rendere più rapido lo svolgimento di questa fase diagnostica, rendendone nel contempo più chiari e fruibili i risultati.

L importanza di pilare la cartella parodontale

Uno di questi, disponibile sulla pagina web, è stato redatto dal dipartimento di parodontologia dell’Università di Berna. Inoltre, essa richiede una forte fidelizzazione con il paziente e necessita un contatto assiduo ed efficace con il curante. I vantaggi del digitale sono poi innegabili anche in fase di archiviazione della cartella clinica. Il clinico, a volte, è già in grado di formulare una prima ipotesi diagnostica. Dopo un primo inquadramento della problematica, può essere consigliabile che l’odontoiatra utilizzi delle specifiche cartelle, allestite appositamente per il tipo di riabilitazione proposta. Ogni successivo sondaggio e indice parodontale dev’essere indicato; nel diario clinico si segnalerà il trattamento corrispondente. Il dovrà averne estrema cura, tanto in fase di compilazione, quanto nel conservarla. La terza parte della cartella può presentare una forte variabilità in termini quantitativi. Oltre ai valori in millimetri della profondità di sondaggio – è bene segnare in rosso i valori superiori a 4 – bisognerà individuare le eventuali recessioni gengivali e misurarle e le forcazioni impegnate. Verranno valutati gli indici di placca e quelli di sanguinamento, dato importantissimo in fase terapeutica, soprattutto chirurgica. Infine, al termine della terapia, ponendo che il paziente arrivi a guarigione o, quantomeno, ad uno stato di compensazione, si passerà alla fase di mantenimento. La seconda parte della cartella è interamente incentrata sull’inquadramento clinico e sul percorso terapeutico. In alternativa, a seconda della propria formazione in ambito parodontale, passerà direttamente al vero e proprio inquadramento clinico obiettivo. L’ultima prova da fare riguarda la mobilità dentaria ed, eventualmente, il trauma occlusale. Sono presenti sul mercato anche software molto più complessi, che permettono di memorizzare i charting, anche affiancandolo con lo status radiografico digitale e le fotografie intraorali effettuate. Innanzitutto, l’odontoiatra potrà decidere di effettuare in prima visita un’esame di screening – quale può essere, ad esempio, il PSR – da allegare alla cartella.

È mandatorio indagare anche l’anamnesi farmacologica. La compilazione della in ambito medico è una fase di importanza centrale nel contesto di qualunque presidio sanitario, sia esso una struttura pubblica o privata. In ragione della diagnosi definitiva della salute parodontale valutata al baseline, verrà qui impostato il trattamento. Dopo aver descritto lo stato clinico dei tessuti molli gengive color rosa pallido o rosse edematose, si potrà passare al sondaggio vero e proprio. Andranno innanzitutto indicati gli elementi mancanti e gli eventuali impianti inseriti in sostituzione. Anche la cartella clinica parodontale, quindi, dovrà avere una struttura ben precisa, che si può codificare in tre sezioni. Immagine della catella parodontale da:  Qui è possibile effettuare la compilazione online della cartella parodontale. È il progetto di comunicazione integrata realizzato dacon la collaborazione di medici, odontoiatri e farmacisti, autori per Tecniche Nuove Dato poi che la parodontopatia presenta una tendenza alla familiarità, indagare se i genitori o i nonni hanno perso denti in giovane età. Una categoria del tutto diversa è rappresentata dalla cartella stomatologica, che presenta una base odontoiatrica e attinenze con quella del medico di base e del dermatologo. Seguirà, ovviamente, un’attenta indagine dell’anamnesi patologica prossima e remota, di modo da valutare le comorbidità – un esempio classico è rappresentato dal diabete mellito – che potrebbero, da una parte, peggiorare la prognosi e, dall’altra, condizionare negativamente il trattamento. Anche per quanto riguarda queste ultime, la gravità può essere quantificata, solitamente con un valore da 1 a 3, con l’ausilio di una specifica sonda, detta di Nabers. La cartella parodontale, dunque, ha grande importanza non solo dal punto di vista medico-legale, ma soprattutto clinico, proprio perché spesso contiene informazioni su piani di trattamento molto prolungati e complessi. Verrà così risparmiato tempo senza inficiare sui risultati clinici. In questo senso, procedere ogni volta allo stesso modo ad esempio, iniziare dall’arcata superiore vestibolare, proseguire palatalmente, per poi passare all’arcata inferiore faciliterà il compito dell’assistente che segnerà i valori. Il digitale può essere la risposta migliore a tali esigenze. Verranno successivamente sondati tutti i siti.

In un secondo momento, se necessario, saranno programmati interventi chirurgici a carico dei siti maggiormente compromessi: fondamentale allegare alla cartella anche i moduli di consenso informato redatti dal paziente. È bene chiedere anche al paziente che tipo di spazzolino usa e con quale tecnica e verificare se riferisce disturbi quali sanguinamento o dolore a carico delle gengive, sensibilità dentinale o alitosi. Il paziente, infine, è perfettamente in grado di cogliere l’aspetto professionale; questo può rappresentare un primo passo verso il compromesso. Questo genere di domande permette di capire meglio il grado di consapevolezza del paziente e, di conseguenza, quanto questi sia effettivamente disponibile a intraprendere un percorso diagnostico e terapeutico complesso. Questo consisterà, per prima cosa nella terapia causale e nella motivazione all’igiene orale. Innanzitutto, essendo la malattia del parodonto una patologia multifattoriale, non si dovrà sottovalutare alcuna informazione sull’età, la scolarità e la posizione lavorativa del paziente. Sarà cura del dentista o dell’igienista riportare in cartella anche tutti gli appuntamenti di follow-up. Importantissimo il dato delle abitudini viziate, in primis il fumo. In ambito odontoiatrico, la corretta compilazione e gestione della cartella è fondamentale. In seguito, la valutazione si farà più specifica e verrà condotta una serie di domande di ambito prettamente parodontale: innanzitutto, se il paziente si presenta per questo tipo di valutazione spontaneamente oppure è stato indirizzato dal medico curante o da un collega odontoiatra. Esisteranno quindi cartelle per la conservativa, l’endodonzia e la protesi fissa; cartelle per la protesi mobile e per i pazienti implantologici. E’ già stata introdotta l’importanza della all’interno dell’inquadramento del paziente. È evidente come questa prima valutazione, condotta senza neanche far aprire la bocca al paziente, abbia molteplici vantaggi.